dojoL'Aikido si pratica nel Dojo su una materassina. Tutti indossano lo stesso abito bianco, il Keiko-gi, senza distinzione di sesso o di età.

Questo crea un'atmosfera rilassata e non competitiva che permette ad ognuno di esprimere il meglio di sè. L'Aikido è dunque praticabile da chiunque indipendentemente dall'età o dalla forza.

Una lezione tipo inizia con il saluto di ringraziamento sia al fondatore sia tra il maestro e gli allievi; seguono esercizi di concentrazione e respirazione, infine una ginnastica preparatoria; si passa poi alle tecniche di caduta e ai movimenti di base; successivamente, i maestri illustrano tecniche che, per emulazione, gli allievi ripetono in coppia.

La pratica prevede sia lo studio dell'Aikido a mani nude su differenti tipi di attacco (prese, colpi, pugni) sia lo studio delle armi (spada, bastone, coltello).

I praticanti si dividono in kyu, (a partire dal 6° fino al 1°) che indossano il gi e la cintura bianca, e dan, che sono i gradi avanzati che si raggiungono dopo il 1° kyu. I gradi dan indossano la cintura nera e l'hakama, un'ampia gonna-pantalone che è un indumento tradizionale del Giappone.

salutoReigi è l’etichetta, le regole di cortesia nell’Aikido, da:
Rei che significa saluto (salutare) in un contesto di amabilità, cortesia, rispetto, sincerità e gratitudine;
Gi che significa ordine, modello da seguire riguardo alle norme da osservare nelle relazioni umane in accordo alla categoria o posto che ognuno occupa.

La pratica dell’Aikido va sempre preceduta da alcune, semplici, norme di etichetta e cortesia come espressione del rispetto che il praticante manifesta verso il luogo dove pratica, verso il maestro, i compagni, le armi, ecc.
Questa etichetta è propria del budo ed ha le sue radici in una società feudale (rispetto per la gerarchia, lealtà, fedeltà, rettitudine, coraggio, sincerità, ecc.) e nei valori della morale confuciana e taoista; oggi, questa eredità, si traduce in alcune espressioni di rispetto, pace, gratitudine, collaborazione e progresso mutuo, perfettamente validi nella nostra società.
Inoltre, il fatto di concentrarsi durante un momento per salutare, prepara la mente e l’attitudine dell’aikidoka per passare dal mondo ordinario all’ambito del budo nel quale dovrà essere allerta e pronto in ogni istante (l’etichetta è anche un importante fattore di sicurezza).
Il saluto rispettoso e sincero predispone a non lasciarsi influenzare dalla vanità o dall’orgoglio, né dalla paura o dall’indecisione, e crea un ambiente ottimo per allenarsi con serietà.

1) Rispetto del dojo
Entrando ed uscendo dal tatami si saluta verso il posto d’onore (kamiza, shinzen o shomen) dove normalmente c’è il ritratto del Fondatore;
durante l’allenamento si parlerà a bassa voce ed il meno possibile;
sul tatami non si portano né cibi né bevande (men che meno la gomma americana!).

2) Rispetto della propria attrezzatura
L’aikidoka indosserà il suo keikogi e la sua hakama sempre puliti, evitando di mettersi calzini colorati o magliette sotto la giacca (che è permessa, solo alle donne);
si toglierà anelli, braccialetti, catenine, ecc.;
si taglierà le unghie delle mani e dei piedi molto corte;
si laverà i piedi prima di salire sul tatami;
calzerà zoori o ciabatte per andare dallo spogliatoio al tatami e viceversa.

3) Rispetto per i praticanti
Ci si rivolgerà a tutti i praticanti con un atteggiamento cortese, amabile e generoso;
prima di iniziare l’allenamento con il partner, uke e tori si salutano e lo stesso fanno al termine della pratica congiunta;
non si deve opporre la forza per impedire al compagno l’esecuzione della tecnica;
nessuno deve passare in mezzo a due compagni che stanno praticando;
se si riceve un colpo, un pestone o un urto involontario, causato da un altro praticante, non si insulta né si urla e il causante deve chiedere scusa;
durante la dimostrazione o spiegazione del maestro gli allievi staranno in seiza allineati parallelamente al bordo del lato chiamato shimoza;
durante l’allenamento bisogna essere attivi e disciplinati, praticando ciò che ha proposto il maestro, non un’altra cosa;
dopo la spiegazione di una tecnica, conviene cambiare partner, invitando chi è più vicino e senza discriminazioni;
non si mastica la gomma durante la pratica né si scende dal tatami per bere o per parlare con qualche spettatore.

4) Rispetto per il maestro
Si saluta il maestro in ritsurei quando ci si rivolge a lui per un quesito ed al termine della sua risposta;
se il maestro fa una correzione individuale, affinché sia proficua, bisogna accettarla con interesse ed umiltà, lo si saluta alla fine della stessa;
se si arriva tardi a lezione, si aspetta a bordo tatami fino a che il maestro indica che si può salire, entrando si saluta verso la kamiza;
se si deve lasciare la lezione prima della fine, lo si chiede al maestro e lo si saluta;
all’inizio della lezione il maestro e gli allievi salutano il Fondatore e dopo si salutano fra loro;
al termine della lezione ripetono lo stesso saluto, sempre in zarei.

 

giardino zenKI NO RENMA significa letteralmente forgiare il Ki (energia vitale).

Come farebbe un fabbro, cosi il Maestro Hiroshi Tada ci propone di forgiare il Ki attraverso la pratica di esercizi di meditazione, respirazione, concentrazione, controllo della percezione e sesto senso che hanno origine dal raja yoga ma che sono il frutto di un approfondito studio della tradizione zen e delle arti marziali tradizionali giapponesi.

L'intento di questa disciplina è il raggiungimento di un equilibrio psicofisico attraverso il coordinamento della respirazione con la concentrazione, sia stando fermi sia, soprattutto, in movimento e lo sviluppo dello spirito positivo con il superamento dell'antagonismo che fa nascere l'ira e il nervosismo che abbassano il nostro livello energetico. In definitiva cerca di farci ottenere il controllo dei nostri sensi attraverso una pratica costante.



Molti esercizi, infatti, sono legati allo spostamento coordinato del corpo e alla tecnica di fissaggio della posizione nello spazio, alle tecniche di visualizzazione dei colori ed aumento della risposta del sistema nervoso, alle vocalizzazioni e al KIAI (scaricare attraverso la voce tutta l'energia interna). Tutto ciò ci porta ad affinare le nostre percezioni, espandendole oltre le normali capacità dei nostri sensi, fino ad arrivare ad affinare quello che si definisce sesto senso.



Uno degli scopi della pratica è l'innalzamento dell'energia vitale cosa che lo rende adatto anche alle persone anziane. In sostanza, è un metodo alla portata di tutti perché non esige delle specifiche conoscenze, non presuppone l'uso di forza e può, anzi, dovrebbe essere praticato sempre anche durante lo svolgersi delle nostre quotidiane attività. E' propedeutico all'AI KI DO che è una tecnica di vita e non di distruzione ma anche a tutte le altre attività che richiedono concentrazione tranquillità e creatività.



Una lezione si articola in esercizi di respirazione, rilassamento, anjodaza (vuoto mentale), zazen (concentrazione), kin-in (una serie di spostamenti sempre concentrati), Kiai e altre forme di emissione coordinata di suoni (overtone). Per i praticanti di Aikido c'è inoltre la pratica del Bokken (spada di legno) e del Jo (bastone).



Resta inteso che quello che a parole può sembrare incomprensibile e sicuramente riduttivo trova la sua essenza nella pratica: una domenica al mese, presso strutture sempre diverse (saranno date info nella sezione "Raduni") e, occasionalmente anche all'aperto, si terranno lezioni di Ki no renma. Per informazioni, non esitate a contattarmi. 

(M° Giovanni Rusciano)

Morihei Ueshiba

OSENSEI
Considerato uno dei più grandi maestri di arti marziali del
XX secolo, è stato il fondatore dell'Aikidō e viene definito Ōsensei (grande maestro) dagli aikidōka.


La vita


Bambino esile e molto fragile viene spinto dal padre, uomo di politica, a praticare il sumo e il nuoto per irrobustire il proprio corpo. Comincia a praticare con costanza e dedizione le arti marziali a seguito di una vicenda che vede coinvolto il padre picchiato a sangue dai suoi avversari politici. Decide quindi di imparare le arti marziali per difendere se stesso e i suoi cari.

Frequenta varie scuole e impara diversi stili di Jūjutsu e di Bukijutsu. L'arte che segnerà il suo cammino marziale sarà però il Daito-Ryu Aiki Jujutsu, l'arte dai samurai della famiglia Takeda.

Il suo principale maestro fu Takeda Sōkaku, considerato da alcuni uno degli ultimi veri samurai, che gli insegnò il Daitō ryū conferendogli il grado che sta sotto solo al Menkyō kaiden e il certificato di maestro di Daitō ryū Aiki Jūjutsu. Aprirà quindi un proprio dōjō a Tōkyō dove inizierà a insegnare l'Aiki Budō, specchio del Daitō ryū e scheletro dell'Aikidō. Fonderà presto l'associazione Aikikai Foundation e il Kobukan dōjō ne diventerà l'honbu dōjō.

Durante il suo soggiorno a Tōkyō verrà a conoscenza di una tragica notizia che vedrà coinvolto suo padre, ormai in fin di vita. Deciderà quindi di partire per Tanabe ed accorrere al capezzale del padre morente, ma durante il viaggio, incontrerà una persona che segnerà profondamente la sua vita, il suo cammino spirituale e l'arte dell'Aikido. Costui fu Ōnisaburō Deguchi, capo di una setta shintoista chiamata Ōmoto-kyō. Deciderà quindi di recarsi ad Ayabe, nella sede dell'Ōmoto-kyō. Durante il suo soggiorno ad Ayabe suo padre muore. Morihei rimarrà ad Ayabe per diversi anni diventando la guardia del corpo di Ōnisaburō Deguchi e partecipando a diverse vicende.

Successivamente si recò ad Iwama, nella prefettura di Ibaraki, dove fondera l'Ibaraki dōjō e l'Aiki Jinja, il tempio dell'Aikidō. Qui fonderà l'arte, la filosofia e la religione conosciuta col nome di Aikidō e si dedicherà allo studio del Budō e all'agricoltura.

Da questo periodo in poi verranno narrati diversi aneddoti che vedranno protagonista Ueshiba in sbalorditive dimostrazioni anche di carattere sovrannaturale, testimoniate da diversi suoi allievi. Egli infatti da questo momento si presenterà come l'incarnazione di una divinità shintoista, quale Il Re Dragone e affermerà di dover compiere una missione: portare l'armonia nel mondo.

Morirà il 26 aprile 1969.

Evoluzione dell’ispirazione: da “daitoryu-ju-jutsu” ad “ai-ki-do”


Ueshiba nutrì sempre un forte orientamento verso il sentimento religioso shintoista ed esprimeva la propria spiccata vocazione a coltivare la propria spiritualità in forme molto personali, con rituali e pratiche Shintoiste che avevano radici antiche e che spesso erano di difficile comprensione anche per i suoi più stretti allievi ed amici

 

Ma fu durante il periodo del suo soggiorno ad Ayabe e soprattutto dopo la sofferta morte del padre che morì senza che lui potesse rivederlo, che la vita del fondatore dell'Aikido ebbe una "svolta" spirituale determinante a seguito dell'incontro con una importante personalità nipponica dei primi del novecento, Onisaburo Deguchi, sacerdote di una setta nota come "Omoto-kyo", di cui il fondatore divenne amico e discepolo e la cui frequentazione ebbe un'importanza fondamentale nello sviluppo della concezione dell'Aikido da parte di Morihei Ueshiba.
Onisaburo Deguchi, patriarca della religione Omoto, fu anche il principale responsabile della parentesi politica della vita del fondatore dell'Aikido, il quale all'età di 36 anni si lasciò indurre da Deguchi a seguirlo nei suoi progetti esagerati, se non folli, miranti ad espandere al di fuori dei confini del Giappone l'influenza del partito politico Omoto da lui fondato e della corrispondente religione Omoto, spingendosi in Asia fino alla Mongolia dove trovarono pane per i loro denti e tale avventura politica su base religiosa fallì miseramente.
Avventura collegata alla militanza del fondatore dell'Aikidō nel partito politico collegato alle ideologie sociali della religione Omoto, che gli costò quasi la vita, essendosi salvato da sicura morte unicamente per il miracoloso intervento "in extremis" del consolato giapponese, intervenuto all'ultimo momento quando nonostante si tramandino gesta epiche e fatti di combattimenti strabilianti ad opera del fondatore dell'Aikido sul territorio continentale asiatico, ormai catturati e arrestati dalle autorità cinesi, la loro fine sembrava già segnata ed imminente.
Dopo queste manifestazioni di incontinenza politica, gli aderenti al partito Omoto pare fossero stati tenuti di mira per un po' di tempo in Giappone e fossero anche socialmente osteggiati, ma il fondatore dell'Aikidō pare non abbia sofferto troppo di ciò, poiché dopo tale parentesi si disgiunse stabilmente dalla politica per immergersi completamente nella sua ricerca spirituale, da cui trasse infine i presupposti per questa nuova ed in un certo senso rivoluzionaria disciplina consistente in quell'innovativa arte marziale spirituale denominata Aikidō.

Onorificenze


Cavaliere di IV Classe dell'Ordine del Sole Nascente

Medaglia d'Onore con nastro viola

(fonte: Wikipedia)